I bambini sono stati la vera conoscenza di questi due anni “asociali” che questa cappa piombataci addosso ha smorzato gli entusiasmi e la creatività.
Grazie alla dottoressa Fiorella Esposito e la sua collaboratrice Carmela Romano, ho avuto il piacere di seguire Corsi di Ceramica e Pittura in un Campo Estivo al Quarto Circolo Didattico Nosengo del mio Paese di origine, Arzano (NAPOLI). Sono passato dai banchi alla “cattedra” grazie a questo assist e meravigliosa opportunità offertami dal comparto scolastico dello stesso istituto. Il progetto richiedeva l’esecuzione di un murales, eseguito dai bambini sotto la mia direzione, la raffigurazione di tutto ciò che concerne il periodo pandemico, con tanto di illustrazioni grafiche.
Dal virus ai vaccini al distanziamento sociale, lungo tutto il muro perimetrale esterno del campo da palla al volo. Oltre al murales, ci sono state creazioni di manufatti in terracotta, raffiguranti i simboli apotropaici napoletani il Vesuvio e maschere della tradizione napoletana. Una vera simbiosi collaborativa coi giovani Artisti, che non si sono risparmiati un solo minuto. Completamente tuffati fra i barattoli ed i pennelli in maniera del tutto autonoma e decisa, mi hanno dato il più alto insegnamento Artistico, scevro da convenzioni sociali, culturali, politiche.
La scuola di cui parlo, è la stessa che mi ha visto sedere fra i banchetti quando piccolo cercavo di affacciarmi alla finestra della vita, anche io come loro in quella che fu la mia “famiglia” mossi i primi passi come loro, quindi il senso di responsabilità è stato maggiore per uno come me che del posto non ha potuto mai trarne vantaggio. Era l’occasione buona per “lasciare un segno” in_signum (insegnante) e l’impegno è stato maggiore. A differenza di come si vuol credere, i bambini non sono vasi da riempire, nulla di più sbagliato. Hanno idee e pensieri propri, ragionamenti strutturati su conoscenze personali e la loro genuina esperienza. Cercherò sempre nei limiti delle mie capacità, di educare loro almeno con le armi dei colori, di non diventare gli adulti che conobbi io da giovani
